LA PAGINA DI CARLO


Chi sono e... perché scrivo

Ciao, io sono... diciamo "Carlo". Ogni tanto qualcuno mi scrive per lamentare il mio anonimato. Non posso biasimarlo, piace poco anche a me, e lo mantengo soprattutto per tutelare la mia privacy nei confronti di eventuali "fanatici" (pochi, ma perché rischiare...). Fateci caso, tutti i siti web che criticano organizzazioni come Testimoni di Geova, Scientology, ed anche (non suoni ingiurioso) la Gakkai, sono tenuti nel più rigoroso anonimato. Dunque, non voletemene. E poi, se anche qui ci fosse scritto che mi chiamo Giovanni Gelmetti, o Ludovico il Toro, o chissachi, e che praticavo a Buccinasco, a Latina o a Cisternino, cosa cambierebbe, in fondo, nella sostanza di ciò che scrivo? Credo nulla, se non un mancato alimento per "gossip" inutili.

Forse può servire sapere comunque qualcosa di me: ho praticato nella Soka Gakkai per circa cinque anni, a cavallo tra gli ultimi '80 e i '90. Poi ho cominciato a stare a disagio su tante cose, ma erano solo mie percezioni, che allontanavo come demoni, da bravo "devoto". Poi però ho iniziato a leggere libri sul buddhismo (NON delle edizioni Esperia...), a navigare in internet, trovando in entrambi i luoghi un sacco di informazioni di cui prima non disponevo. Ho allora cominciato ad "incrociare i dati" della mia esperienza con quanto leggevo o scaricavo dalla rete.

Che sollievo: non erano mie immaginazioni, non erano "demoni", la realtà ritornava a prendere le sue proporzioni. Sarò sempre grato a chi pubblicò quelle pagine: è un grande conforto trovare che altri hanno avuto esperienze simili alle tue, e tu che soffrivi E TACEVI.
Così spero che semplicemente queste pagine servano a qualcuno per trovare conforto ai suoi disagi relativi alla pratica, a vedere che altri ci sono passati, e come hanno superato tutto ciò. Il mio sito è nato per ricambiare "al corvo nero" un piacere ricevuto da un "corvo bianco", per dirla con parole molto usate nella SGI...

Per quanto mi riguarda, l'incrocio ha dato un esito chiaro: uscire dalla Gakkai. Seguì un lungo percorso di auto conoscenza, attraverso gruppi, terapia individuale, ricerca. Molti mi chiedono se pratico ancora in qualche modo. La risposta è no, assolutamente no. Se credo in qualcosa? Soprattutto non sento il bisogno di "credere",  (dando alla parola un senso forte di verità) dunque non è nemmeno del tutto vero che non credo in nulla. Ogni volta che ci mettiamo a lato della strada e aspettiamo il tram compiamo un piccolo, microscopico atto di fede. Lo stesso ogni volta che inseriamo la spina nella presa della corrente, o alziamo il telefono, o chiediamo soccorso a qualcuno. Sono tutti minuscoli atti di fede quotidiana che nessuno di noi può permettersi di non compiere. Poi ce ne sono altri più complessi, aspettare un amico che ci ha promesso di venire, che il nostro matrimonio duri, che i figli crescano sani... anche questi sono in larga misura necessari per vivere, a tutti. La credenza in una "verità", o nell'aldilà quale esso sia, queste sono forme di fede che possono essere sentite come necessarie da alcuni, e del tutto insignificanti per altri. Io appartengo a questi altri.

In queste pagine c'è la mia esperienza, le mie riflessioni, anche le elaborazioni successive all'uscita dalla SGI. Anche questi sono dei dati. Non ho altro intento se non quello che chiunque mi legga "incroci i suoi dati d'esperienza" con quelli che trova qui, e sui libri, e su altri siti. E tragga le sue conclusioni.

 

 




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