LA PAGINA DI CARLO
DEDICATO A CHI SI SENTE OFFESO DA QUESTO SITO
È assai probabile che molti membri della IBISG si sentano molto a disagio leggendo queste pagine. Il fenomeno peraltro è noto: leggendo cose che sono in stridente contrasto con l'immagine che si ha dell'organizzazione da dentro e di se stessi come membri di essa, si entra nel famoso stato di dissonanza cognitiva, ovvero si "soffre" proprio per l'incoerenza e l'incompatibilità delle due posizioni, ed è chiaro che il primo bisogno è quello di confermare la propria immagine e di invalidare i dati ad essa contrari. Ecco che mi si scrive che "esagero", che "dovrei inserire in queste pagine anche commenti a favore" (non ne è già sufficientemente ricco il Nuovo Rinascimento?). Capisco il vostro bisogno, e capisco il vostro sentirvi offesi o attaccati, ma non per questo ha senso che io lo assecondi. Anche perché non ho alcun intento reale di offedere o mancare di rispetto a chicchessia. Credo di essere in grado di distinguere tra le persone che praticano e l'organizzazione come struttura (intendo: anche struttura di significati).
Mi rendo conto che non è facile tenere separati i due livelli, quello della "struttura Gakkai" e quello delle "persone Gakkai". Tra le persone che ho conosciuto là ce ne erano parecchie a cui tenevo, e che stimavo, indipendentemente da tutto il resto. Le persone sono persone, punto e basta, dentro e fuori dalla Gakkai e da qualunque altra cosa. E DEVONO essere rispettate per quello in cui credono e i motivi per cui lo fanno.
Ma quando si inizia a dire <<l'organizzazione non è una cosa astratta ma siamo "noi", "io e te e i tuoi compagni di gruppo" ecc.ecc. >> ecco, qui comincia la mistificazione, mistificazione di qualcuno (in alto nella gerarchia) che usa questa idea per sviare sguardi indiscreti e per non disturbare il manovratore. Perché certo, QUESTO LIVELLO PERSONALE ESISTE, ma ne esiste UN ALTRO, quello di Ikeda e dei grossi capi, gli affari, i giochi di potere (specialmente in Giappone), le relazioni internazionali e certi spostamenti di forze o di atteggiamenti che si vuol far credere siano per la pace, ma io ne dubito molto. Ikeda è un uomo d'affari e di potere, e persegue fini che nessun uomo della strada può conoscere davvero. La pratica sincera e quitidiana di milioni di persone sono per lui massa di manovra, un "peso" che lui può far valere per muoversi nel mondo. Tramite la Soka University si è insinuato nel mondo universitario internazionale, mi risulta anche che un certo (oggi ex) rettore che qui in Italia gli ha dato molto ascolto non sia esattamente né un democratico né un pacifista né un amico del popolo (è anche un massone, peraltro).
Ci sono DUE livelli (o forse tre o più...) Poi, certo c'è il problema di COME si sta anche al livello delle persone. Qui non si può "incolpare" Ikeda o chi per lui, qui entrano in gioco delle dinamiche molto diverse e personali. Vorrei dire però anche che la gerarchia, la struttura delle responsabilità, un modo piuttosto asimmetrico di veicolare le informazioni NON contribuiscono ad evitare dinamiche negative, ma semmai ad enfatizzarle. Poi ci sono molti sistemi di infantilizzare le persone, e chi è più fragile è molto esposto a certe pratiche, come quelle che ho visto fare in occasione delle due visite di Ikeda durante la mia pratica, nel '92 e nel '94. Ci sono prassi che tendono per loro natura a far regredire le persone. È troppo comodo poi dire che quelle persone sono responsabili di ciò che hanno fatto, ossia, che se sono regredite alla dipendenza è perché hanno sbagliato LORO. Troppo comodo. Serve sempre e solo ad assolvere chi invece ha agito secondo prassi che hanno come risultato proprio il rendere dipendenti e infantili le persone, almeno quelle più fragili. Vogliamo fare loro una colpa di essere fragili, forse? Non è forse vero che si arriva alla Soka tristi, abbattuti, e quant'altro? Non è questo lo stato ideale per bersi tutto quello che viene ammannito? Suvvia, siamo onesti! La psicologia conosce da almeno 40 anni molti sistemi per ridurre una persona in stato di sudditanza psicologica. ANCHE LA PERSONA PIU' SALDA. Alludo, soprattutto, ai lavori di Milgram e di Zimbardo.
Forse a questo punto alcuni di voi (se hanno resistito a leggere fin qui...) si chiederanno cosa c'è di male a sentirsi attaccati dalle cose che scrivo. Non c'è nulla di male, ma è una reazione che appare logica solo se si è "dentro" un certo modo di pensare. Forse con una storiella (puerile e semplicistica, certo) riesco a farmi capire.
È un po' come se io usassi un farmaco che mi toglie i reumatismi, e di cui, ovviamente sono più che soddisfatto. Un giorno leggo su un giornale di qualcuno a cui lo stesso farmaco ha fatto male, di un medico che si è documentato su altri casi, che ha assemblato vari dati su possibili effetti negativi. Io cosa faccio? Credo che terrei comunque conto che a me fa bene, ma cercherei ancora altre informazioni, tornerei dal medico che lo ha prescritto, o forse anche da un altro... Al limite, vorrei essere di nuovo convinto che davvero non rischio nulla ad utilizzarlo, magari proprio perché io VOGLIO continuare a utilizzarlo. Invece, il "praticante soddisfatto" della Gakkai cosa fa? Scrive a quel tale a cui il farmaco ha nuociuto e gli dice, con toni a volte dolci, a volte duri, qualcosa come: "ma non ti sembra di esagerare? guarda che a me e a tanti altri ha fatto benissimo, come ti permetti di attaccare questo farmaco? Perché nel tuo articolo non hai detto che fa male ma fa anche bene? Non sei un po' troppo unilaterale?" ... e così via. Ecco quel che io sento di fronte a molte mail che ricevo. Credo siano e-mail indirizzate alla persona sbagliata... se non avete nessun dubbio sulla Gakkai, il mio sito non può nuocervi in alcun modo, se invece ne avete e volete essere convinti che fa male ma anche bene, non è da me che potete trovare conforto... È voi stessi che dovete convincere, non me. E non sono io che posso farlo...
Cosa pensereste, se io affermassi che il Nuovo Rinascimento contiene solo commenti a favore e che "quindi" esigo di poter avere uno spazio per poter scrivere il mio pensiero anche lì? Qualcuno penserà che sono pazzo, e qualcun altro invece potrebbe dire "perché no?". Comunque la pensiate, vorrei che fosse chiaro che il problema, per me, sta a monte, e, in questo senso, non è solo un problema della IBISG, ma un fatto molto diffuso in molto aspetti della realtà quotidiana. Come ha scritto Annamaria Rivera sul Manifesto, "Tutto il resto - se la teoria weberiana si attagli a minoranze religiose quali il Soka Gakkai, se Nicheren Dashonin, cui si richiama il movimento, sia una figura controversa, se il Gohonzon sia in assoluto irrevocabile, e così via - mi sembra possa essere oggetto di studio e di dibattito. Purché si abbandoni la pretesa che l'unico sguardo e l'unica parola autorizzati e legittimi siano quelli che muovono dall'interno." Il problema è proprio questo: che della Gakkai, in ultima analisi, si può parlare solo "dall'interno" oppure, eventualmente, anche dall'esterno purché in modo encomiastico.