LA PAGINA DI CARLO

 


Rovina-famiglie? No, ma...

È vero che la Soka spinge le persone a lasciare la famiglia e/o il lavoro per dedicarsi totalmente alle attività dell'organizzazione? Certamente NO. Ma è una risposta elementare, semplificata, che non rende conto di alcuni fattori più complessi e delicati, ma comunque non scontati. Vediamoli. Nella Soka si dà, almeno verbalmente, molta importanza alla famiglia (sia pur in un modo un po' stereotipo e "istituzionale"), anche se la cosa che più conta, per "ottenere benefici", ciò che fa fare più "punteggio", insomma, è far praticare tutta la propria famiglia. Dunque, proprio per questo, il membro non è invitato a lasciare la famiglia, ma semmai è portato a "martellare" amici, parenti, colleghi di lavoro etc. etc. per far praticare più persone possibile. Assai spesso nei gruppi vengono dati obiettivi numerici del tipo "+1 praticante al mese", o cose simili (probabilmente, ad una richiesta diretta, molti responsabili negheranno questa circostanza). Per qualche anno, a dir il vero, dal "vertice" giunsero messaggi contrari: pensate alla qualità, non martellate le persone, non fate shakubuku nei luoghi di lavoro, e non con persone con problemi psicologici (davvero, il consiglio MENO ASCOLTATO! ma devo dare atto che almeno veniva ufficialmente dato).

È però vero che all'interno della SG (dialoghi fra membri, esperienze raccontate verbalmente o nelle pubblicazioni...) si respirava un'aria diversa: recitare tanto, tantissimo, e vedrai che benefici, e poi "fare tanta attività" (=partecipare al maggior numero possibile di iniziative, andare a trovare a casa altri membri, fare turni nei centri Soka, etc.etc.) come chiave per ottenere benefici; non stupisce che qualcuno prenda la cosa per come sembra (più faccio=più ottengo) e passi ogni minuto libero a fare attività Soka, lasciando la famiglia per lo meno... in ombra. Può certo capitare che la famiglia "trascurata" legga ciò come una imposizione da parte della organizzazione; in realtà, appunto, è il soggetto che sceglie in prima persona abbagliato dal miraggio di grandi benefici. Però poi sulle stesse riviste ci sono richiami alla saggezza, al prendersi i propri tempi, a stare in famiglia... ma in questo caso non viene detto che si ottengono benefici anche così! Per cui ancora una volta il risultato è che i comportamenti etichettati con "portano benefici" siano tendenzialmente i più gettonati, ASSOLVENDO però l'organizzazione da ogni accusa, poiché i vertici richiamano all'equilibrio e alla saggezza ogni santo giorno... E' poi anche vero che entrano in gioco variabili individuali: la Soka è indubbiamente una esperienza totalizzante, coinvolgente, che entra fortemente nei sistemi motivazionali individuali; ovvio che, come per altri casi, eventuali predisposizioni o anche solo particolari situazioni giochino da fattore moltiplicatore: che effetto può fare recitare namiorenghekyo per tre, quattro, cinque ore consecutive? è ragionevole ipotizzare che ogni possibile turba mentale preesistente aumenta il rischio di emergere, così come vissuti penosi, crisi di pianto, etc. Cose che sarebbero anche salutari e terapeutiche in molti casi, SE CI FOSSE UN ADEGUATO SUPPORTO UMANO, AFFETTIVO E DIREI ANCHE PSICOLOGICO. Ma non sempre è così!!! Sbloccare le rimozioni (cosa che un mantra ripetuto può anche aiutare a fare) non è esattamente un gioco da ragazzi, e occorrerebbe avere vicino qualcuno IN GRADO di sostenere la persona. In che non è. Pensiamo poi a persone GIA' in cattive condizioni psicologiche, a cosa può succedere se esagerano col mantra. Anche qui devo precisare che quando si riconosceva (e ciò era però affidato all'intuito, al caso, al fiuto...) che qualcuno era psicologicamente labile, almeno in quel caso costui veniva consigliato di attenersi a quantità MINIME di recitazione. Purtroppo poi quella persona è esposta a tutti i messaggi suddetti su come ottenere benefici, e chi può controllare se poi, ANCHE contravvenendo ai consigli ricevuti, recita ore e ore e poi lo portiamo al pronto soccorso psichiatrico? Però l'organizzazione è, ancora una volta, ASSOLTA. E' questa auto-assoluzione, questa pulizia, questa equanimità e superiorità che allarma, e anche angoscia, nella Soka. Ci torno sopra più sotto. Occorre dunque ESTREMA prudenza nell'affrontare simili casi. NON sono possibili semplificazioni idonee ad altre organizzazioni. Nella Soka tutto si muove intorno alla promessa di benefici, che rende superfluo ogni aspetto coercitivo, e la mette però al riparo da qualsiasi accusa.




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