LA PAGINA DI CARLO
Ricevo e pubblico volentieri questo contributo di uno studente universitario che ovviamente vuole restare anonimo...
UN VERO LEADER...
Chissà quante volte avete letto guide del Presidente su come dovrebbe comportarsi un vero Leader, quali qualità dovrebbe avere, che effetto dovrebbe creare nei membri e nella società. Vi serve un piccolo riassunto? Eccolo, per quanto non esaustivo.
I veri Leader:
- stimolano tra i membri del gruppo l'interesse a considerare attività e problemi da nuovi punti di vista;
- generano consapevolezza della missione o «vision» del gruppo e dell'organizzazione;
- spingono i membri del gruppo a livelli più elevati di abilità e di potenziale;
- motivano i membri del gruppo a guardare al di là dei loro interessi individuali, verso quanto potrà avvantaggiare l'organizzazione
Ne volete ancora? Aggiungiamo qualcosa di un po' più articolato:
- forniscono forti modelli di valore ai loro seguaci; un esempio è quello di Francesco d'Assisi, che in prima persona ha mostrato ai suoi adepti il valore della povertà, della rinuncia ai beni terreni, della devozione totale ad un ideale, oppure nell'ambito politico l'esempio di disobbedienza civile e di non violenza offerto da Gandhi;
- mostrano livelli di competenza elevati ai loro seguaci; un esempio storico è quello di Napoleone Bonaparte, considerato dai suoi soldati un autentico genio militare per le sue abilità strategiche e la sua forza trascinante nei campi di battaglia e nelle campagne militari;
- esprimono chiaramente scopi che hanno implicazioni morali; il discorso di Martin Luther King «I have a dream» è un esempio di questo tipo di comportamento del leader;
- hanno la capacità di comunicare ai loro seguaci un elevato grado di aspettative nei loro confronti e hanno fiducia nelle loro capacità di rispondere a tali attese; questo comportamento ha un impatto sui seguaci, che incrementano il proprio senso di competenza e di efficacia personale.
Vi pare corretto il riassunto? O almeno coglie alcuni dei principali temi sostenuti da Ikeda da anni, compreso i "tormentoni" su Gandhi, M.L. King, e, in tempi più remoti, anche Napoleone?
Ebbene... sorpresa! Il testo appena citato non riguarda Ikeda e non è farina del mio sacco: è estratto da un normalissimo testo universitario di psicologia sociale, per l'esattezza nella parte che riguarda i teorici della "Leadership Carismatica" e della "Leadership Trasformazionale"; tutto proviene da lì, inclusi i nomi chiave di Gandhi, King e Napoleone! Ho solo ritoccato alcune espressioni per rendere più realistica la citazione. Se volete il testo originale e completo, lo trovate su Speltini - Palmonari, I GRUPPI SOCIALI, Il Mulino, pagg 196-203.
Si tratta quindi non di ispirazioni del Presidente, ma di teorie elaborate a partire dagli anni '70 da vari autori che non si chiamano Ikeda, ma Burns, House, Bass e Avolio. Casomai non si fosse capito, questi autori non avevano esattamente in mente la Soka Gakkai, quando scrivevano, ma altri mondi, tra cui il mondo aziendale e le organizzazioni complesse, incluse quelle politiche. Tra l'altro gran parte dei loro studi derivano da dati su leader di altissimo livello, vertici di grandi organizzazioni, e molti dubitano che lo stile sia esportabile a livelli più bassi. Mentre il Presidente sembra proporre questo modello per tutti indiscriminatamente i "responsabili" e i "membri".
Come si può vedere, non tutto quel che Ikeda dice è privo di fondamento... peccato che potrebbe almeno avere l'onestà di citare le fonti, anziché far credere di essere il genio che non è. In più questo stile di leadership è uno dei più discussi e discutibili, non proprio appartenente al "mainstream" degli studi sociali. Non so perché, ma immagino schiere di manovali della cultura, stipendiati dall'Organizzazione, intenti a "spulciare" centinaia di testi di ogni tipo, alla ricerca di teorie e idee che piacciano al capo, che si attaglino alla sua figura e al suo stile... e un giorno, capitati sui libri di Burns, House e gli altri, abbiano detto "ehi, ragazzi, questo fa al caso nostro!" Ma questa è solo una mia fantasia, si intende!
Ma c'è ancora una annotazione: gli autori del manuale da me consultato terminano il capitolo così (questa volta cito letteralmente): "nell'enfasi posta sul valore della leadership trasformazionale si mette in secondo piano il rischio ad essa inerente, cioè il possibile abuso di questo stile di leadership per scopi distruttivi, situazione che ha nella storia moltissimi esempi illustrativi." Vi ricorda qualcosa?