LA PAGINA DI CARLO
DIRITTI UMANI A SCUOLA PER LEGGE
Ricevo da un insegnante della provincia di Torino che vuole restare anonimo (e ridagli, dirà qualcuno) questo contributo sulla proposta di legge promossa dalla Gakkai italiana e appoggiata da varie altre organizzazioni. Mi è piaciuto questo intervento perché punta sul merito della cosa, a prescindere da chi la propone.
Da qualche tempo sta circolando una raccolta di firme per una proposta di legge sull'inserimento della "Educazione ai Diritti Umani" nella scuola italiana. L'idea appare certamente motivata da nobili obiettivi, e lo conferma lo spessore di talune sigle che l'appoggiano. Tuttavia accade talvolta che le buone intenzioni non siano sufficienti, e la proposta in questione, esaminata più da vicino, lo dimostra in pieno. Provo a spiegarne le ragioni.
- L'espressione "Diritti Umani" è indissolubilmente legata all'etnocentrismo occidentale. Nella sua astrattezza e genericità si presta (ed è stata usata) per legittimare operazioni politiche, economiche e militari assolutamente discutibili e talvolta del tutto contrarie al principio della autodeterminazione dei popoli.
- Comunque li si intenda, i "Diritti Umani" si praticano (se ne pratica il rispetto e la valorizzazione) ma non si "insegnano", come non si insegna la sensibilità, il coraggio o la libertà, e molte altre cose.
- Proporre di inserire due ore di "Diritti Umani" riproduce una logica perversa che è stata comunque tipica della scuola italiana: si "aggiungono" contenuti e discipline inseguendo l'evoluzione tecnica e sociale, senza procedere ad una organica revisione. Educazione all'ambiente, alla sessualità, alla convivenza, alla tolleranza, all'amore li educhiamo su "tutto", eppure molti indicatori ci dicono che da questo delirio onnipotente di "educare a " non escono persone migliori; un grande antifascista (non ricordo chi, mi dispiace) ricordò anni fa che gli antifascisti, i partigiani, i fondatori della Repubblica Italiana hanno studiato nella scuola del fascismo. E questo fatto, lungi dal renderci scettici, dovrebbe invece renderci prudenti verso tutti i deliri, quelli totalitari e quelli "educativi".
- Educare "per legge" ai diritti umani è forse già di per sé una contraddizione, oltre che una pura teoria; ma volendo comunque assecondare questa logica va detto che i programmi delle scuole elementari e medie contengono già una "teoria" della formazione di persone capaci di accettare il diverso e lo straniero, sensibili all'uguaglianza e alla tolleranza, e la contengono come "obiettivo trasversale" che pervade tutta la vita scolastica e non come una materia a sé stante. Questa impostazione è molto più matura e congrua di quanto viene suggerito nella proposta di legge.
- Nella scuola superiore, potrebbe essere legittimo riprendere gli argomenti suddetti anche come contenuti, ma forse gli estensori della proposta non sanno che tutto questo esiste già nei programmi di Diritto ed economia del primo biennio, collegati anche con Storia; dunque, in due modi diversi questa proposta di legge è un doppione, peraltro peggiore, di istanze già presenti.
- Sembra che questa proposta sia stata costruita appositamente per essere facilmente e superficialmente condivisibile ma anche assolutamente ininfluente sulla realtà delle cose. Si basa su considerazioni di un semplicismo disarmante come evidenziato da alcune espressioni che cito letteralmente: "il razzismo e la sua eliminazione", "migliore qualità della vita", "un livello di salute più elevato possibile" siamo ad un passo da una proposta di legge per l'abolizione della miseria, dell'ignoranza, della violenza, o, perché no, del Male.
Ecco perché non firmo e invito a non firmare questa proposta, pur nel rispetto delle organizzazioni promotrici.