LA PAGINA DI CARLO


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Benvenuto, Monju


"Benvenuto, Monju, tu giungi senza alcun concetto di giungere e vedi senza alcun concetto di vedere". Monju rispose: "E' così, Venerabile Upasaka, il giungere non dovrebbe essere ancora legato al (concetto di) giungere, e l'andare non dovrebbe essere ancora concatenato al (concetto di) andare. Perché? Perché non vi è alcun luogo in cui andare e nessun luogo da cui venire..."
(Vimalakirti Nirdesa Sutra)


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Sulla consapevolezza

"E come, o monaci, un monaco, nella mente, osservando
la mente, dimora? Ecco, o monaci, un monaco:
Con mente passionale realizza: "la mente è passionale"
Con mente non passionale realizza: "la mente non è passionale"
Con mente ostile realizza: "la mente è ostile"
Con mente non ostile realizza: "la mente non è ostile"
Con mente torpida realizza: "la mente è torpida"
Con mente non torpida realizza: "la mente non è torpida"
Con mente agitata realizza: "la mente è agitata"
Con mente non agitata realizza: "la mente non è agitata"
Con mente espansa realizza: "la mente è espansa"
Con mente non espansa realizza: "la mente non è espansa"
Con mente devota realizza: "la mente è devota"
Con mente non devota realizza: "la mente non è devota"
Con mente raccolta realizza: "la mente è raccolta"
Con mente non raccolta realizza: "la mente non è raccolta"
Con mente emancipata realizza: "la mente è emancipata"
Con mente non emancipata realizza: "la mente non è emancipata".
Così egli dall'interno della mente dimora osservando la mente, dal di fuori della mente dimora osservando la mente, dall'interno e dal di fuori della mente dimora osservando la mente. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nella mente dimora osservando il trapassare degli elementi nella mente dimora osservando il sorgere e il trapassare degli elementi nella mente. "Così è la mente", e pertanto in lui questa consapevolezza è di fondamento, è per lui base di sapere, è base di più alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Così o monaci un monaco dimora nella mente osservando la mente. (Mahasatipatthanasuttanta)
Si tratta del sutra di riferimento per chi pratica la meditazione Vipàssana. Ecco cosa ne scrive H. Gunaratana:

La vipassana è la più antica tra le pratiche buddhiste. Il metodo di questa pratica viene direttamente dal Satipatthana Sutta, un discorso attribuito allo stesso Buddha. La vipassana è la coltivazione, diretta e graduale, della consapevolezza o presenza mentale, e questa coltivazione procede un poco alla volta, nell'arco di molti anni.
L'attenzione dello studente è accuratamente rivolta a un esame profondo di certi aspetti della sua esistenza. Il meditante viene addestrato a osservare sempre di più il flusso di esperienza della sua stessa vita. La vipassana è una tecnica gentile, ma anche molto, molto accurata. È un antico sistema codificato volto ad addestrare la mente, è un insieme di esercizi che mirano ad accrescere sempre di più la propria ricettività all'esperienza della vita. È la capacità di ascoltare attentamente, vedere attentamente, gustare attentamente.
Con la vipassana apprendiamo una capacità olfattiva più precisa, impariamo a toccare pienamente, e a essere realmente attenti ai cambiamenti che avvengono nel corso di tutte le esperienze, e impariamo ad ascoltare i nostri pensieri senza che questi ci catturino.


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Sull'Io, il Sé, etc...

"Studiare il Buddhismo è studiare il sè;
Studiare se stessi è dimenticare il sè;
dimenticare il sè è essere una cosa sola con gli altri."
(Dogen, maestro di Soto Zen)

"Per i buddhisti, i dubbi sul sè sono inevitabili, e si presentano via via nel processo di maturazione. Essi sostengono che vi sia modo di esplorarli, e persino di risolverli, entrando nel dubbio, anziché fuggirlo; distruggendo di proposito le strutture esistenti, anziché assecondarle".
(da: Mark Epstein, Pensieri senza un pensatore - La psicoterapia e la meditazione buddhista, Ubaldini editore 1996)


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Passi scelti dal Dhammapada

I Versi gemelli


Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
Ogni parola o azione
che nasce da un pensiero torbido
è seguita dalla sofferenza,
come la ruota del carro
segue lo zoccolo del bue.

Siamo ciò che pensiamo.
Tutto) ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
Ogni parola o azione
che nasce da un pensiero limpido
è seguita dalla gioia,
come la tua ombra ti segue,
inseparabile.

«Mi ha insultato, mi ha aggredito,
mi ha ingannato, mi ha derubato.»
Se coltivi questi pensieri
vivi immerso nell'odio.

«Mi ha insultato, mi ha aggredito,
mi ha ingannato, mi ha derubato.»
Abbandonando questi pensieri
ti liberi dell'odio.

In questo mondo l'odio
non può porre fine all'odio.
Solo l'amore è capace
di estinguere l'odio.
Questa è la legge eterna.

In questo mondo tutti
siamo destinati a morire.
Ricordandotene,
come puoi serbare rancore?

Con la stessa facilità con cui il vento
sradica un fragile albero
le tentazioni trascinano
chi è alla ricerca del piacere,
chi è avido, pigro e debole.

Ma, come il vento
non riesce ad abbattere una montagna,
nessuna tentazione scuote
chi è desto, energico,
fiducioso e vive semplicemente.

Se la tua mente non è limpida,
se sei insincero e incapace di controllarti,
invano indossi l'abito giallo.

Se la tua mente è limpida,
se sei sincero e padrone di te,
ben ti si addice l'abito giallo.

Confondendo l'essenziale e l'inessenziale
perdi di vista la tua vera natura
e coltivi vani desideri.

Riconoscendo l'essenziale come tale
e l'inessenziale come tale
ritrovi la tua vera natura
e arrivi all'essenza.

Come la pioggia penetra in una capanna
il cui tetto non è ben impagliato,
Chi fa del male
soffre in questo mondo e nell'altro.

Chi fa del bene
gioisce in questo mondo e nell'altro.

Chi fa del male
soffre in questo mondo e nell'altro.
Soffre contemplando il male che ha fatto
e ancorai di più soffre
scendendo nell'oscurità.

Chi fa del bene
gioisce in questo mondo e nell'altro.
Gioisce contemplando il bene che ha
e ancora di più gioisce
innalzandosi nella luce.

Chi recita a memoria le scritture,
ma non le mette in pratica,
è come un mandriano
che conta le vacche altrui.
Costui non è partecipe
della vita dello spirito.

Ma se, pur conoscendo solo
una piccola parte delle scritture,
pratichi il dharma,
abbandoni le passioni, l'odio e le illusioni,
coltivi la saggezza e la serenità,
non hai desideri
né in questo mondo né nell'altro,
allora veramente sei partecipe
della vita dello spirito.

II La consapevolezza


La consapevolezza conduce alla vita eterna,
l'inconsapevolezza alla morte.
Chi si è risvegliato alla propria vera natura
non muore.
L'inconsapevole vive come se fosse già morto.

Il saggio, colui che ha compreso,
trova la sua gioia nella consapevolezza,
trova la sua gioia
nel cammino tracciato dai Buddha.

Perciò medita con perseveranza
per raggiungere il nirvana,
la libertà ultima.

Perciò svegliati, osservati,
agisci con purezza e con attenzione
conformemente alla legge eterna
e la tua gloria crescerà.

Con la consapevolezza,
con la padronanza di sé,
il saggio si costruisce un'isola
che nessun diluvio può sommergere.

L'inconsapevole agisce distrattamente.
Il saggio invece custodisce la consapevolezza
come il suo tesoro più prezioso.

Perciò non lasciarti andare all'inerzia
e non lasciarti trascinare dai desideri.
Concentra la tua energia nella meditazione
e scopri la felicità più grande.

Squarciato il velo dell'inconsapevolezza,
dall'alto della torre della saggezza
il saggio contempla l'umanità sofferente
come chi dalla vetta di una montagna
guarda verso gli abitanti della pianura.

Attento fra i distratti,
desto fra i dormienti,
il saggio si stacca dalla massa
come un veloce cavallo da corsa.

Grazie alla consapevolezza
Indra è divenuto signore degli dei.
Sempre preziosa è la consapevolezza,
sempre rovinosa l'inconsapevolezza.

Perciò il bhikshu che ama la consapevolezza
e teme il sonno dell'inconsapevolezza
brucia ogni legame
con il fuoco della sua pratica.

Il bhikshu che ama la consapevolezza
e teme il sonno dell'inconsapevolezza
non può ricadere nell'illusione.
Ha trovato la via verso la liberazione.

III La mente

Come il fabbro raddrizza una freccia,
così il saggio governa i suoi pensieri,
per loro natura instabili, irrequieti
e difficili da controllare.

I pensieri fremono e si dibattono
per sfuggire alla morte
come pesci tolti alla loro dimora liquida
e gettati sulla terraferma.

La padronanza della propria mente,
ribelle, capricciosa e vagabonda,
è la via verso la felicità.

Il saggio osserva continuamente
i propri pensieri,
che sono sottili, elusivi ed erranti.
Questa è la via verso la felicità.

I pensieri, incorporei ed erranti,
vagano lontano.
Raccoglili nella caverna del cuore
e liberati dalla schiavitù
del desiderio e della morte.

Come può una mente agitata
comprendere la legge eterna,
Se la serenità della mente è turbata,
la saggezza non può manifestarsi.

Il risvegliato,
colui la cui mente è serena
e ha trasceso il dilemma del bene e del male,
è libero da ogni timore.

Questo tuo corpo è fragile
come un vaso di coccio.
Fai della tua mente una fortezza
e combatti le tentazioni
con l'arma della saggezza.

Ben presto questo corpo
giacerà sulla terra,
privo di coscienza,
inutile come un ceppo bruciato.

Nessuno, neppure il tuo peggior nemico
può nuocerti quanto una mente indisciplinata.

Ma una mente disciplinata
è un'alleata preziosa.
Nessuno, né tua madre, né tuo padre,
né i tuoi amici,
può esserti di altrettanto aiuto.

IV I fiori


Chi è in grado di andare al di là
di questo mondo
e del mondo della morte
con tutti i suoi dei?

Tu stesso lo sei,
scegliendo il cammino luminoso del dharma
con la stessa cura
con cui un giardiniere
sceglie i fiori più belli.

Questo tuo corpo
è come schiuma sulla cresta di un'onda,
nulla più che un miraggio.
Spezza i dardi fioriti del desiderio,
e va dove il re della morte
non può raggiungerti.

Come un'alluvione trascina via
un villaggio addormentato,
così la morte rapisce
chi è intento a cogliere
i fiori del piacere,
immerso nel sonno dell'inconsapevolezza.

La morte lo coglie,
prima ancora che sia sazio
dei piaceri che cerca.

Il saggio si muove nel mondo come un'ape,
che raccoglie il nettare dei fiori
lasciandone intatti la bellezza e il profumo.

Anziché badare agli errori altrui
osserva i tuoi,
esamina ciò che hai commesso
e ciò che hai omesso di fare.

Le belle parole di chi non mette in pratica
ciò che predica
sono come fiori colorati,
ma senza profumo.

Ma le parole sincere di chi vive
la propria verità
sono come fiori colorati e profumati.

Come da un mucchio di fiori
si possono trarre molte ghirlande,
fa delle occasioni della tua vita
ghirlande di nobili azioni.

Per quanto penetrante,
il profumo del legno di sandalo o del gelsomino
non si propaga controvento.
Ma il profumo della virtù
si propaga in ogni direzione,
raggiunge ogni angolo del mondo.

Esso è più fine del profumo
del legno di sandalo,
del fiore di loto, del gelsomino.

Il profumo del legno di sandalo o del gelsomino
non va lontano.
Ma il profumo della virtù
si innalza fino agli dei.

Le tentazioni non sviano
chi vive nella virtù e nella consapevolezza,
chi ha trovato la libertà nella saggezza.

Il loto profumato che rallegra il cuore
cresce nel fango sul ciglio della strada.

Così fra i ciechi mortali
il discepolo del Buddha
splende per la sua saggezza.


V L'inconsapevole


Lunga è la notte per l'insonne,
lungo è il cammino per il viaggiatore stanco,
lungo il vagare attraverso molte vite
per l'inconsapevole
che non ha ancora trovato
la via del dharma.

Se non trovi una guida
o degni compagni dl viaggio,
va solo,
piuttosto che in compagnia degli inconsapevoli

L'inconsapevole è roso dall'ansia
per i suoi figli, per i suoi beni.
Ma come possono i figli o i beni appartenergli
Lui stesso non si appartiene.

L'inconsapevole che sa di essere tale
è in parte saggio.
Ma l'inconsapevole che si crede saggio
è uno sciocco incurabile.

Come può un cucchiaio
percepire il sapore della minestra?
L'inconsapevole può trascorre tutta la vita
in compagnia di un Buddha
senza cogliere il sapore del dharma.

Ma, come la lingua percepisce subito
il sapore della minestra,
basta un attimo di consapevolezza
in compagnia di un Buddha
per comprendere la via.

L'inconsapevole è il peggior nemico di se stesso,
le sue azioni cieche producono frutti amari.
Perché fare ciò di cui ti pentirai?
Perché fare ciò che ti porterà lacrime?

Fa ciò di cui non ti pentirai,
fa ciò che ti porterà gioia.

Il male fatto nell'inconsapevolezza
può dapprima sembrare dolce come il miele.
Ma i suoi frutti sono amari
e fonte di sofferenza.

Per mesi puoi cibarti solo
di ciò che sta sulla punta di un filo d'erba.
Ma nessuna pratica ascetica
vale un sedicesimo
di un attimo di comprensione del dharma.

Come il latte appena munto
non inacidisce subito,
così il male fatto nell'inconsapevolezza
cova come fuoco sotto la cenere.

Il sapere non giova all'inconsapevole;
nella sua cecità, l'uso che ne fa
si ritorce contro di lui.

L'inconsapevole aspira al prestigio,
al predominio sugli altri monaci,
al potere nel monastero.

Vuole essere ammirato
per le sue opere,
vuole dettare agli altri
ciò che devono e non devono fare.
In questo modo coltiva in sé
l'attaccamento e l'orgoglio.

Due sono le vie:
una va verso l'acquisire nel mondo,
l'altra verso la liberazione.
Perciò il discepolo del Buddha
non cerca gli onori,
ma solo la saggezza.


VI Il saggio


Se ti imbatti in un saggio
che ti mostra i tuoi errori
e ti segnala i pericoli del cammino,
seguilo come seguiresti
chi possiede la mappa di un tesoro.

Lasciati ammonire, lasciati guidare,
lasciati distogliere dall'errore.
Un uomo cosiffatto è amato
da tutti coloro che cercano la verità.

Non frequentare cattive compagnie.
Cerca l'amicizia di coloro che amano la verità

Bevi alla sorgente del dharma
e vivi nella serenità e nella gioia.

Come il contadino incanala l'acqua,
come il fabbro raddrizza le sue frecce,
come il falegname lavora il legno,
così il saggio lavora se stesso.

Come una rupe non è scossa dal vento,
egli non è scosso
dall'elogio o dal biasimo degli uomini,
Nell'udire la verità,
il suo cuore diventa come un lago profondo,
limpido e calmo.

Non desidera nulla
e non parla a vuoto.
Qualsiasi cosa gli accada,
nella fortuna e nella disgrazia,
va per la sua strada
senza attaccarsi a nulla.

Non desidera né figli, né ricchezza, né potere,
per sé o per altri.
Non cerca di imporsi
con mezzi sleali.

Pochi sono coloro che arrivano all'altra sponda.
La maggior parte degli uomini
si agita su e giù lungo questa sponda.

Ma coloro che vivono il dharma
arrivano all'altra sponda,
al luogo dove la morte non ha potere.

Il saggio lascia la via dell'oscurità
per quella della luce.
Lascia la propria casa nel mondo
per dimorare soltanto in se stesso.

Abbandonando ogni desiderio
e ogni senso di possesso,
purifica il suo cuore
e conosce la gioia.

Ben radicato nei sette elementi
dell'illuminazione,
libero da ogni attaccamento e appetito,
raggiunge la libertà ultima
e diviene un faro per questo mondo.


VII L'illuminato


Ha portato a termine il suo viaggio.
È andato al di là della sofferenza.
Ha spezzato ogni vincolo
e vive in piena libertà.

Egli non dimora in alcun luogo,
ma costantemente spicca il volo
come i cigni che lasciano il proprio lago.

Segue una rotta invisibile
come il volo degli uccelli.
Non accumula nulla
e si nutre di saggezza.
Conosce la libertà ultima.

Segue una rotta invisibile
come il volo degli uccelli.
Non desidera nulla
e si nutre del vuoto.
Conosce la libertà ultima.

Ha domato la mente e i sensi,
è libero dall'orgoglio e senza macchia,
è ammirato perfino dagli dei.

Paziente come la terra,
saldo come una soglia,
trasparente come un lago limpido,
ha trasceso il ciclo della vita e della morte.

La sua mente è silenziosa
le sue parole e le sue azioni irradiano pace.
La verità lo ha liberato.

È al di là di ogni fede,
conosce la realtà increata.
Ha tagliato ogni legame,
ha trasceso ogni desiderio,
è andato al di là di ogni tentazione.
Ha raggiunto l'apice dell'umano.

Dovunque egli viva,
nel villaggio o nella foresta,
nella valle o sulla collina,
regna la gioia.

Trova la gioia
anche nella profonda foresta,
non amata dagli uomini,
perché non desidera nulla.

VIII Migliaia


Meglio di mille vuote parole
è una sola parola che porta la pace.

Meglio di mille versi vani
è un solo verso che porta la pace.

Meglio di cento vuote frasi
è una parola del dharma
che porta la pace.

Meglio vincere te stesso
che vincere mille battaglie
contro mille uomini.

La padronanza di sé
è la vittoria più grande.

Né gli dei, né i demoni,
né il cielo, né l'inferno
possono toglierti una simile vittoria.

Cent'anni di rituali,
migliaia di sacrifici
non valgono l'onorare
anche solo per un attimo
colui che conosce se stesso.

Cent'anni trascorsi ad alimentare
il fuoco sacrificale nella foresta
non valgono l'onorare
anche solo per un attimo
colui che conosce se stesso.

Le offerte di un intero anno,
fatte per acquisire meriti,
non valgono un quarto dell'omaggio
reso al giusto.

Chi onora e segue il saggio
riceve quattro doni:
vita, bellezza, felicità e forza.

Meglio vivere un giorno consapevolmente
che cent'anni nell'inconsapevolezza.

Meglio vivere un giorno virtuoso e saggio
che cent'anni nell'errore e nell'ignoranza.

Meglio vivere un giorno totalmente
che cent'anni nell'inerzia e nell'indifferenza

Meglio vivere un giorno
consapevoli del sorgere e dell'estinguersi
di tutte le cose.

Meglio vivere un giorno
consapevoli di ciò che non muore.

Meglio vivere un giorno
consapevoli del dharma.

XI La vecchiaia


Di che cosa puoi rallegrarti
mentre il tuo mondo brucia?

Sei immerso nell'oscurità
e non cerchi la luce?

Guarda questo tuo corpo:
un fantoccio dipinto
che sta insieme in qualche modo,
malato, pieno di ferite,
agitato da fantasie mutevoli e vacue.

Questo tuo corpo fragile,
malato, putrescente,
destinato, come ogni cosa vivente,
a morire e a dissolversi.

Guarda queste bianche ossa,
che un giorno saranno gettate via
come zucche in autunno.

Queste ossa costituiscono una fortezza
intonacata di carne e di sangue,
abitata da orgoglio e ipocrisia,
vecchiaia e morte.

Anche gli splendidi carri dei re
perdono con il tempo i loro colori.
Così il corpo invecchia.
Ma la legge eterna non invecchia:
questo è l'insegnamento che i saggi
trasmettono ai saggi.

Chi non impara dalla vita
invecchia come un bue:
la sua carne cresce,
ma non la sua saggezza.

Innumerevoli vite ho attraversato
cercando invano il costruttore
di questo edificio di ossa e di carne.
Doloroso è continuare a rinascere.

Ma ora ti ho trovato, costruttore,
e non ricostruirai mai più questa mia dimora.
La trave di colmo è spezzata,
le travi sono rotte.
Ogni desiderio è estinto
e la mente riposa nel nirvana.

Coloro che hanno dissipato
gli anni della loro giovinezza
da vecchi intristiscono
come vecchie gru in un lago senza pesci.

Giacciono inutili come archi spezzati,
rimpiangendo il passato.

XII Te stesso


Se ti ami, osservati.
Veglia durante una parte della notte.

Prima di mostrare il cammino ad altri
consolidalo in te,
se vuoi evitare la sofferenza.

Pratica ciò che predichi.
Prima di cercare di correggere gli altri
fa una cosa più difficile:
correggi te stesso.

Tu sei il tuo solo maestro.
Chi altro può guidarti?
Diventa padrone di te stesso
e scopri il tuo maestro interno.

L'inconsapevole è spezzato dal male
che lui stesso fa,
come una pietra è spezzata da un diamante.

È soffocato dal male che lui stesso fa
come un albero è soffocato da un rampicante
Da sé si riduce in uno stato
che solo il suo peggior nemico
potrebbe augurargli.

È difficile
fare ciò che ci è veramente d'aiuto.
È facile fare del male,
fare ciò che ci nuoce.

L'inconsapevole si fa beffe della saggezza,
deride coloro che seguono
la via della consapevolezza
e si perde in false dottrine.
Il frutto delle sue azioni
è la sua rovina,
come avviene per la canna di khattaka,
che muore dopo aver fruttificato.

Facendo del male,
tu stesso ti corrompi.
Ma facendo del bene,
tu stesso ti purifichi.
Tu sei la fonte
di ogni purezza e di ogni impurità.
Nessuno può purificare un'altra persona.

Non trascurare il tuo compito
per intraprenderne un altro,
per quanto grande possa essere.
Scopri 11 tuo compito
e dedicati a esso con tutto il cuore.

XIII Il mondo


Non perderti nell'inconsapevolezza,
nelle false dottrine,
nelle abitudini del mondo.

Svegliati, sii consapevole.
Segui gioiosamente la via della virtù
in questa vita e oltre.

Non seguire la via dell'errore.
Segui gioiosamente la via della virtù
in questa vita e oltre.

Questo mondo è una bolla di schiuma,
un miraggio.
Coglilo nella sua realtà
e renditi invisibile alla morte.

Questo mondo è un carro regale
dipinto a vivaci colori.
L'inconsapevole vi si perde.
Ma il saggio resta distaccato.

Quando una persona
si risveglia alla consapevolezza,
essa illumina il mondo
come la luna che emerge da dietro le nubi.

Quando una persona
lascia l'errore per la virtù,
essa illumina il mondo
come la luna che emerge da dietro le nubi.

Il mondo è cieco,
ben pochi hanno occhi per vedere.
Ben pochi sono gli uccelli
che sfuggono alla rete e spiccano il volo.

Come i cigni si innalzano
e volano verso il sole,
sorretti da una forza invisibile,
così i saggi spiccano il volo da questo mondo
lasciandosi alle spalle il desiderio e l'illusione.

Se credi che questo sia l'unico mondo,
se ti fai beffe della verità
e violi la legge eterna,
non c'è errore che tu non possa commettere.

Un avaro non entrerà mai
nel regno dei cieli.
La generosità non è importante
per l'inconsapevole.
Ma il saggio trova la sua gioia nel condividere.

Meglio del possesso del mondo intero,
meglio del paradiso,
meglio del dominio su tutti i mondi
è compiere il primo passo
sulla via del risveglio.


Bibliografia

Quel che segue è un elenco di letture o di riferimenti bibliografici che possono essere utili a chi voglia avvicinarsi al Buddhismo o approfondirne la conoscenza. Non è una bibliografia di qualche pretesa ma soltanto una serie di suggerimenti supportati dalla mia personale esperienza di lettura.

Testi generali

Per conoscere in generale la storia del Buddhismo consiglierei tre classici (sfogliateli e scegliete quel che vi ispira di più): innanzitutto le due storie del Buddhismo di Conze e di Puech, entrambe reperibili in edizione economica. Un terzo testo, vecchiotto ma assai chiaro anche nell'impostare varie tematiche filosofiche è:
C. Humpreys, Il Buddhismo, Ubaldini editore

Un ottimo testo incentrato sul Mahayana ed in particolare sugli aspetti filosofici di esso:
P. Williams, Il Buddhismo Mahayana, Ubaldini editore

Non conosco bene lo Zen, e non posso consigliare nulla in particolare. Ho però letto un ottimo testo che avvicina allo Zazen e si segnala per uno spirito sereno, aperto, insomma qualcosa che fa bene leggere. In più vi spiega come fare Zazen anche da soli.
Uchiyama Roshi, La realtà dello Zazen, Ubaldini editore


Per chi vuole intraprendere la via della meditazione Vipàssana, un semplice, saggio, interessante manuale:
Henepola Gunaratana, La pratica della consapevolezza, Ubaldini

Due libri imperdibili entrambi scritti da psicoterapeuti ma assai esperti (specie Epstein) di buddhismo:
M. Epstein, Pensieri senza un pensatore, Ubaldini
S. Kopp, Se incontri il Buddha per strada uccidilo, Astrolabio

Sutra

UTET ha pubblicato nel 1976 l'intero Canone Buddhista. Ma credo che la cosa migliore sia attenersi ad un paio di antologie:
Aforismi e discorsi del Buddha ediz. TEA
Buddha Breviario (a cura di G. Mandel) Rusconi
Dhammapada, pubblicato sia da TEA (commentato) che da Demetra. Comunque una splendida sintesi di quel che era la dottrina!

Altri testi originali

Un libro di raffinata filosofia, parecchio affascinante ma assai faticoso è:
Nagarjuna, Madhyamaka Karika (Stanze del cammino di mezzo) Boringhieri




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